Secondo uno studio europeo condotto in 7 Paesi da WE GO – Women Economic Indipendence & Growth Opportunity, il 53% delle donne donne sentite ha dichiarato di aver subito qualche tipo di violenza economica.

 

Oltre una su due.

 

Una recente ricerca condotta dal Museo del Risparmio di Torino ha evidenziato come In italia ben 23 donne su 100 non ha un conto corrente.

 

Sono ancora troppe le donne che all’interno della coppia accettano di lasciare che sia lui a farsi carico della gestione economica familiare.

 

Si tratta di donne che non hanno un conto corrente, una carta di credito o un bancomat.

 

Donne con una capacità di spesa limitata.

 

Donne costrette a mendicare soldi al compagno e a rendere conto delle spese sostenute.

 

Donne private del proprio patrimonio personale, gestito dal marito che magari lo dilapida e lo fa sparire.

 

Donne obbligate a firmare richieste di prestiti a tassi di usura o fidejussioni.

 

Troppe.

 

Secondo le statistiche ISTAT, la vittima perfetta vive nel centro sud, fa la casalinga e ha un basso livello di istruzione.

 

In realtà, però, le donne che subiscono violenza economica sono OVUNQUE:.

 

Singole

Divorziate

Vedove

Madri

Figlie

Mogli

 

E quando se ne accorgono, sono già sul lastrico.

 

Il mancato accesso alle risorse economiche è di fatto un atto di violenza.

E la violenza economica mina l’indipendenza di noi donne.

Claudia Segre, presidente di Global Thinking Foundation, fondazione no profit che si occupa di educazione finanziaria, ci ricorda che “se non c’è l’indipendenza economica si crea una situazione di sudditanza”.

 

Ma com’è possibile che una persona arrivi ad accettare una tale situazione di squilibrio?

È un lavoro lento e certosino, che va a colpire differenti aspetti della vita di una donna.

 

  • verifica degli scontrini, con fastidiose e continue critiche sui beni acquistati.
  • pressione affinché vendiamo l’auto che utilizziamo per andare al lavoro.
  • spinta ad abbandonare il lavoro per “occuparci dei figli, che hanno bisogno di noi”
  • totale esclusione dalla gestione del portafoglio di famiglia, dovendo chiedere e farci concedere del denaro da spendere.
  • spinta all’indebitamento, firma di assegni in bianco, documenti “di fiducia”
  • indebitamento e prestanome
  • svuotare il conto corrente prima della separazione

 

Tutte forme di controllo, di esercizio del potere che passano attraverso la gestione del denaro.

Tutte condizioni che pongono la donna, passo dopo passo, nella situazione di non essere libera di poter decidere di lasciare il proprio compagno.

 

Vi suonano familiari questi atteggiamenti?

Già, perché spesso la violenza economica viene scambiata per abitudini della tradizione:

comportamenti di retaggio di una cultura che relega la donna a un ruolo di inferiorità, provandola della libertà e dell’autostima.

 

Sono ferite profonde, la cui unica medicina è l’educazione finanziaria.

 

Prendere in mano la gestione del proprio portafoglio per uscire dall’esclusione: un passo verso le pari opportunità per guardare al futuro con maggiore fiducia e sicurezza.

 

Vorrei concludere con un appello:

 

DONNE

prendiamo possesso dei nostri conti correnti e consapevolezza della nostra situazione finanziaria.

Solo così potremo essere veramente libere!

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